sabato 11 febbraio 2012

Laurea Honoris Caos






Articolo presente nella rivista DiecieVenticinque di Febbraio



Il 30 Gennaio 2012 è una data che rimarrà nella storia dell’Università degli Studi di Bologna e della città stessa, che hanno celebrato la laurea dell’undicesimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
E’ incredibile vedere come tutti i problemi di Bologna siano stati cancellati per un intero giorno senza che abbiano avuto la possibilità di rovinare la festa che l’Alma Mater ha riservato al Presidente della Repubblica. In questa data, sotto un’aria di estremo zelo, Bologna ricorda la preside della scuola de ‘La vita è Bella’ di Roberto Benigni, che si è fatta in quattro per far fare alla scuola la migliore delle figure davanti all’ispettore ministeriale, mandando anche all’ultimo banco il peggiore della classe.
A nessun bolognese è stato, infatti, chiesto di acquistare droghe mentre passeggiava per Via Petroni, né qualcuno ha subito il furto di una bicicletta. Le strade del centro completamente pulite fanno domandare come è possibile che Bologna abbia un problema di degrado del centro ormai da moltissimi anni, tanto da farla sembrare una questione irrisolvibile.
La città, insomma, era perfetta tranne per un piccolo problema a cui Giorgio Napolitano probabilmente non ha fatto caso, visto che ne è stata anche la causa.
Il dispiegamento di forze a dir poco eccessivo ha praticamente bloccato tutto il centro di Bologna, non solo durante la protesta e la consegna della laurea al Presidente della Repubblica, ma durante tutto l’arco della giornata.
Il Presidente Napolitano è stato molto amato nell’ultimo periodo proprio grazie alle sue decisioni anticonformiste rispetto alla restante classe politica, scegliendo sempre un atteggiamento sobrio e privo di eccessi che hanno causato l’odio dell’attuale Casta. Un esempio lo è si è potuto avere proprio il 2 Gennaio scorso, quando, il Presidente della Repubblica insieme a sua moglie sono andati a vedere il film “Le Idi di Marzo” nel pieno centro di Napoli con tanto di cronista di Repubblica che ha sottolineato come il modesto Giorgio abbia addirittura pagato da se il biglietto per entrare. Un’ottima pubblicità, che però non riscontrerebbe molto successo se fatta notare al comune cittadino bolognese che si è ritrovato un numero elevatissimo di forze dell’ordine per tutte le arterie principali del centro della sua città che più che proteggere il Presidente della Repubblica dal corteo, sembrava stessero difendendo una zona di guerra contesa.
E se sembra eccessivo il controllo di tutti i tombini di Via Zamboni alla ricerca di qualche terrorista, è ancor più fastidioso vedere la città paralizzata anche alle 19.30 circa quando il dottor Napolitano ha assistito all’evento del Teatro Comunale di Bologna a Piazza Verdi. Per l’occasione, tutta via Zamboni è stata bloccata e addirittura alcuni studenti fuori sede domiciliati all’interno della residenza universitaria Morgagni han dovuto circumnavigare l’intera area che va dalla mensa, a Piazza Puntoni, passando per via delle Belle Arti per poi arrivare a via del Guasto sentendosi dire che fosse necessario essere residenti in quelle zone per passare. Purtroppo, per definizione uno studente fuori sede dell’Alma Mater non può essere residente a Bologna altrimenti non potrebbe nemmeno ricevere uno studentato dove domiciliare.
E’ spiacevole notare come un grande cordone di uomini in divisa venga preparato con un eccesso di zelo e venga posto nella bella Bologna con un dispiegamento di forze impressionante a discapito dell’agibilità dei comuni cittadini, che si ritrovano costretti a fronteggiare l’impraticabilità della propria città e poliziotti che son stati addestrati a tutto tranne che agli studenti che abitano nella zona presieduta proprio da loro. E ancora più triste è vedere come tali membri delle forze dell’ordine riescano a risolvere tutti i problemi caratteristici di Bologna soltanto alla presenza del Presidente della Repubblica, che per fortuna ha lasciato la città e ha permesso al Comune di rendersi conto dei 30 centimetri di neve già preannunciati da tempo che stanno bloccando tutta la città. Neanche ci fosse il Presidente della Repubblica! 

domenica 5 febbraio 2012

La Santa Sede



Sono le 10:00 del mattino del 20 Dicembre 2011 ed entrando nel polo di Trapani dell’Università di Palermo non si nota niente di strano. Passeggiando su e giù per la struttura si nota la calma che contraddistingue la città che non perde mai la calma, neanche quando ci sarebbe da piangere e disperarsi.
La puntualità risulta spesso un optional e anche oggi non c’è alcuno sconto nella pena. Nonostante il grande evento fosse atteso per quell’ora, solamente alle 10:35 qualcosa comincia a muoversi e alle 10:40 esatti comincia il grande varietà religioso.
L’aula magna viene arredata come una Chiesa e la cattedra diventa, per l’occasione, un altare con tanto di leggio alla sinistra di chi guarda. Il tutto viene, inoltre, contornato da un vistoso crocifisso vicino alla bandiera della Regione Siciliana e dell’Unione Europea alla destra del parroco, mentre alla sua sinistra non può mancare un coro di giovani che intona, come in una cerimonia religiosa che si rispetti, canti liturgici.
Sotto questo meraviglioso sfondo perfettamente allestito, si celebra la Santa Messa con il curato, che dopo aver dato il benvenuto ai fedeli intonando il nome di Dio, si accomoda proprio sotto l’enorme scritta “Università di Palermo, Polo di Trapani” ad ascoltare dei versi della Bibbia letti da un giovane credente.
La tranquillità dei fedeli è totale, come quella degli organizzatori appartenenti all’associazione studentesca di UniTrapani, i quali sostengono che organizzare un evento liturgico all’interno dell’aula magna di un’università sia un segno di laicità e apertura mentale.
D’altro canto, è totale anche l’indifferenza di chi si aggira per la struttura non mostrando alcuna minima necessità di ribadire qualcosa all’evento che si sta svolgendo a porte aperte, con microfoni e canti nella sala più importante del polo.
Nessuno sembra preoccuparsi che quello che dovrebbe essere il tempio della cultura è divenuto una vera e propria Chiesa in cui il pastore adornato da simboli cristiani predica la grandezza di Gesù e del Dio cristiano senza mostrare alcun imbarazzo nell’essere sotto l’enorme scritta indicante l’Università di Palermo.
In questo modo, nella totale indifferenza dei più e nell’accondiscendenza dei seguaci, perdono di significato tutti i dibattiti sul crocifisso nelle scuole o sull’ora di religione che non deve più insegnare quella cattolica, ma tutte le religioni, perché mentre qualche illuso democratico, sia da una parte che dall’altra, prova a discutere prima di agire, c’è chi si prodiga a distruggere le frasi con l’azione, scavalcando ogni limite di decenza e oltrepassando ogni tabù dando vita a un evento religioso senza porsi alcun dubbio, né tantomeno chiedersi se questo evento possa rompere l’equilibrio già precario di uno Stato che tenta di difendere la propria laicità.
Proprio sotto le festività natalizie in cui tutti dovremmo essere più buoni e fare un passo indietro, si accoltella la Costituzione Italiana al cuore mandando al diavolo l’articolo 7 che recita la laicità dello Stato Italiano e il rispetto che dovrebbe essere attribuito a un luogo di scienza che nulla ha a che vedere con il culto.
Premettendo che ogni persona è libera di professare la propria religione, è fondamentale sottolineare che la fede è una caratteristica del singolo individuo e non di uno Stato e che è quindi opportuno che le manifestazioni liturgiche vengano celebrate all’interno di posti adibiti e non si approfitti di strutture pubbliche per promuovere la conversione in una città che non ha certo bisogno di questi eventi inopportuni per essere indicata come profondamente cattolica.

martedì 6 dicembre 2011

PD, il Partito Delirante


 Basta guardare l'homepage di Libero per capire che al Popolo della Libertà non piace la manovra.
Basta guardare l'homepage dell'Unità per capire che al Partito Democratico non piace la manovra.
Basta leggere per capire che la manovra non piace a nessuno e allo stato dell'arte notiamo come l'Italia dei Valori e la Lega Nord non siano intenzionati a dare il proprio consenso, ma il PD e il PDL, si.
Si tratta delle più assurde delle ambientazioni, tutti criticano tutto, ma alla fine qualcuno vota a favore di qualcosa che gli fa anche schifo.
E' il delirio dell'orgoglio! Il PDL non si fa certo problemi di moralità e non gli importa assolutamente nulla dei tagli che farà il governo Monti, considerando che non intaccheranno gli interessi di molti esponenti dell'ex governo, probabilmente grazie a trattative sotto banco.
Dall'altro lato, invece, il Partito Democratico può soltanto abbassare la testa e dire si a tutte le porcate che mi metteranno sotto il naso, perché ha scelto a tempo debito di fare una pessima mossa e ora non può fare altro che far passare manovre assurde per non intaccare la credibilità di un partito che non ha il coraggio di far cadere un governo che ha aiutato a far nascere dal nulla e non può, dopo aver chiesto responsabilità all'Italia dei Valori, andare contro le sue stesse parole e distruggerlo. In questo modo, il PD vive la propria crisi da doppia personalità, incoscio del fatto che qualsiasi cosa farà non andrà bene e spingerà la gente a votare l'Italia dei Valori che si è dimostrato coerente e veramente responsabile, tralasciando ogni inciucio, o nel peggiore dei casi, un PDL che se ne rimarrà in silenzio aspettando la morte del maggior partito di centro-sinistra.
L'unica cosa che debbono fare i partiti è: assolutamente nulla, aspettare la fine di un partito nato morto, ma così perversamente amante del masochismo da tornare in vita a intermittenza sparando cazzate immani pur di provare l'ebrezza di far patire dolori inaccettabili al suo elettorato e farli arrossire di fronte al delirio dei dirigenti in cui credono, o mi auguro, credevano.

lunedì 28 novembre 2011

La bestemmia "PD"


 
Tutti i cittadini italiani sono consapevoli che la politica spesso si fa attorno a un tavolino ed è consuetudine che si facciano scelte anche dure e controproducenti per ottenere consensi. Le parole espresse da Concita De Gregorio a TILT del 26 Novembre 2011, però, superano ogni limite umano sfociando nel sadismo politico in cui a soffrire non sono solo gli elettori del centrosinistra ma anche il comune buonsenso.
Le dichiarazioni sono così tante e così schifose che è addirittura difficile scegliere quale sia la peggiore. Se noi dell'Italia dei Valori eravamo coscienti della scelta del Partito Democratico di non appoggiare il referendum perché “tanto non raggiunge il quorum” e abbiam combattuto fino all'ultimo, spesso soprattutto con la stampa, per rivendicare maternità (insieme ai gruppi non partitici) del referendum stesso, le altre notizie espresse da Concita De Gregorio, invece, ci sono completamente nuove e incredibilmente aberranti.
Se è schockante la scelta del maggior partito di centrosinistra di perdere le elezioni nel Lazio perché "A noi questa volta nel Lazio ci conviene perdere. Perché, siccome la Polverini è la candidata di Fini e siccome è l’unica sua candidata della tornata, se vince, Fini si rafforza all’interno della sua posizione critica del centrodestra e, finalmente, si decide a mollare Berlusconi e a fare il terzo polo, insieme a Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con Fini e Casini e andare al governo. Senza ovviamente che gli elettori ci mollino, senza perdere troppo consenso. Perché non saremo noi a condurre questa operazione, noi perdendo oggi daremo solo il via, il resto lo farà la crisi economica", trovo di gran lunga peggiore la schifosa dichiarazione dell'alto esponente del Partito Democratico che non volle aiutare i giovani studenti e la loro protesta perché "tanto non votano".

Penso sia fondamentale chiarire che parlo a titolo personale e non dell'Italia dei Valori, che mi auguro possa avere la mia stessa linea di pensiero quando dico che mi dissocio con le parole del Partito Democratico e dallo schifoso modo di gestire la politica interna.

Ritengo sia necessario che un partito socialdemocratico aiuti le classi sociali più deboli quale quella dei giovani che troppo spesso vengono additati come personalità prive di forza d'animo dai partiti stessi e invece si ritrovano non solo ad essere insultati come uomini e donne, ma anche bastonati non ricevendo alcun aiuto da quello che dovrebbe essere il partito di punta del centrosinistra.
E' per questo motivo che chiedo a tutte le fazioni del centrosinistra di lasciar perdere il Partito Democratico e slacciare qualsiasi alleanza con esso considerando anche il suo intento è quello di allearsi con il Terzo Polo quando ne avrà la possibilità (cosa tra l'altro già fatta con il governo Monti anche se in senso lato).

Personalmente mi domanderò se votare o meno l'Italia dei Valori se esso deciderà di allearsi con il Partito Democratico quando sarà il momento di andare alle urne. Per adesso mi limito, come già detto, a dissociarmi dal PD e dal suo schifoso comportamento cinico e profondamenta immorale.

mercoledì 3 agosto 2011

La Sinistra in Germania nel Primo Dopoguerra: innovatori in contrasto, Rosa Luxemburg e Karl Kautsky

Oggi vi voglio allegare la tesina di Storia che ho portato ai miei esami di stato. Il nome è "La Sinistra in Germania nel Primo Dopoguerra".
Ho voluto mettere un bordo per rivendicarne i diritti, ma so quanto sia semplice eliminarli.
Nonostante questo sono contro il copyright studiato dalle corporazioni mondiali, quindi chiunque voglia usare questo file per delle proprie ricerche o per un uso che non sia la semplice lettura, mi invii un'email e vi concederò qualsiasi diritto, se la vostra è una causa culturale.

Breve introduzione

Il pensiero marxista fu uno dei maggiori promotori della Rivoluzione Russa del 1917, ma il comunismo ebbe molta fama anche nell’Europa Occidentale, creando correnti ideologiche diverse, ma in egual misura interessanti.
Prima di intraprendere una spiegazione approfondita delle idee politiche che andremo ora a esplicare, bisogna prima chiarire alcuni termini indicanti idee politiche di sinistra, ma spesso, erroneamente, considerate sinonimi : comunismo, socialismo, socialdemocrazia.
Il comunismo è una forma di governo, che prevede di stabilire una forma di governo ugualitario, senza classi e una società senza stato fondata sulla comunità di beni. Esso prevede una rivoluzione del proletariato immediata.
Il socialismo accetta l’idea rivoluzionaria, ma segue con estrema cura il pensiero marxista ortodosso, per cui non vi può essere una rivoluzione del proletariato senza una forte classe operaia.
La socialdemocrazia elimina il concetto di rivoluzione dal proprio pensiero e può essere definita come una forma di governo democratica, nel quale vigono le leggi del libero mercato e in cui lo Stato ha un occhio di riguardo per le classi più meno abiette.
E’ importante sottolineare, che queste è una visione storica e globale dei termini ed essi possono trovare contrasti con le idee innovatrici che andremo ora ad esplicare.


Buona lettura ( clicca per scaricare)